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17 giugno 2015

IBM apre il suo data center in Italia

Il mercato italiano del cloud dà segnali di grande vitalità in controtendenza ad un’economia nazionale che stenta a ripartire. “Basta con l’anoressia digitale” ha detto Nicola Ciniero AD di IBM.
Ibm inaugura a due passi da Milano (nei Comuni di Cornaredo-Settimo) un nuovo cloud data center basato su infrastruttura SoftLayer (azienda che tra i suoi clienti vanta nomi conosciuti da chiunque come Fitbit e What’s App) che si aggiunge a quello di Londra, Parigi, Francoforte Amsterdam e Almere in un network mondiale di oltre 40 strutture gemelle. Sul progetto IBM ha investito 1,2 miliardi di dollari totali nel 2014.

Uscire dall’anoressia digitale
L’idea dell’azienda americana è sostenere l’innovazione del sistema Paese offrendo al tessuto economico un modello di utilizzo della tecnologia in linea con le esigenze dell’era digitale, oltre ad abilitare nuovi modelli di business per la competitività e la crescita, favorendo nel contempo la loro internazionalizzazione.
La capienza del nuovo data center è di 11mila server per una potenza di 2,8 megawatt e caratteristiche tecniche al vertice della categoria.
“Per noi questo è un momento importante perché dopo 90 anni in Italia torniamo ad investire in questo Paese, abbiamo fatto delle acquisizioni lo scorso anno chi ci hanno permesso ora di realizzare questo datacenter in Italia”, spiega Nicola Ciniero, Presidente e Amministratore Delegato di IBM Italia, “ci abbiamo messo sei mesi, segno che anche in Italia le cose si possono fare e bene. L’investimento è stato significativo, oltre 50 milioni di euro. Un investimento fatto da un’azienda che dalla sua nascita ha accompagnato tutti i processi di trasformazioni di questo paese. Spesso si dice che siamo anoressici per quanto riguarda il digitale e l’innovazione, il processo di rinnovo digitale è stato interrotto più volte, ma con questo data center vogliamo dare una spinta”.

Una scelta che paga
A testimoniare l’impegno di IBM in ambito cloud ci sono i numeri: dei 7.534 brevetti con i quali l’azienda ha stabilito il record 2014 per il 22° anno consecutivo, 1.560 appartengono a quest’area. Quest’anno, IBM ha già investito 4 miliardi di dollari nelle aree strategiche che, oltre al cloud, comprendono analytics, mobile, social e sicurezza. L’ultima acquisizione è di pochi giorni fa e porta il nome di Blue Box. In tutto il mondo, 30.000 clienti utilizzano il cloud di IBM.
Nel primo trimestre 2015, il fatturato cloud di IBM ha registrato una crescita del 75% rispetto allo stesso periodo di dodici mesi prima. Nel 2014, il giro d’affari nel settore si è attestato a 7 miliardi di dollari.
“Che si tratti di pubblica amministrazione con i suoi servizi a imprese e cittadini o di industrie d’ogni settore, oggi il problema non è più solo il contenimento di costi. Le sfide e le opportunità”, spiega Ciniero, “vengono dalla trasformazione digitale in cui a dominare sono i dati: e qui occorrono competenze per il ridisegno della strategia, strumenti di analytics, applicazioni nelle aree del mobile e del social”.

Il modello è il cloud ibrido
Le esperienza passate hanno confermato che il modello più efficiente di cloud è quello ibrido, formula scelta dal colosso dell’hi-tech perché permette alle aziende pubbliche e private di proteggere gli investimenti pregressi, continuando a gestire le proprie infrastrutture in integrazione con quanto nasce direttamente nel cloud. In altre parole perché il cloud ibrido racchiude flessibilità d’utilizzo assieme a sicurezza e qualità.
“Grazie al cloud Softlayer le organizzazioni avranno accesso a un’ampia rete di data center, un vero e proprio campus globale ramificato in tutti i continenti e interconnesso a 40 Gbps”, spiega Maurizio Ragusa, Cloud Director di IBM Italia, “Se poi si tiene conto che su SoftLayer girano piattaforme di sviluppo come Bluemix, e che queste offrono a startup e partner la possibilità di creare applicazioni senza preoccuparsi di tutto il resto, si capisce perché il nuovo data center sia considerato come uno strumento utile al capitale intellettuale di questo Paese.
Un aspetto, non da poco, che ci rende particolarmente orgogliosi”.



Francesco Marino @ Digitalic

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