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28 settembre 2015

Malware, quanto mi costi!

Secondo uno studio di Kaspersky Lab e B2B International, l’11% delle vittime di un programma maligno ha dovuto pagare gli hacker per sbloccare il dispositivo infetto, mentre altri hanno dovuto aprire il portafoglio per “riscattare” i dati. In totale, le perdite di denaro si verificano nel 33% dei casi, con 160 dollari in media andati in fumo.
Soldi, soldi e ancora soldi. Sembra essere il denaro uno dei principali moventi dei realizzatori di malware, se è vero che quasi un utente su cinque colpito da programmi maligni ha dovuto aprire il portafoglio perché caduto in un trabocchetto ransomware, oppure per “chiedere” agli hacker di sbloccargli il dispositivo infetto. A cui vanno aggiunte anche le spese necessarie (160 dollari in media) per ripristinare device e dati, oltre che per dotarsi di software di protezione adeguati. Senza dimenticare i casi in cui i pirati informatici riescono, tramite i malware, a far fluire denaro fuori dai conti bancari delle ignare vittime. Questi sono alcuni dei dati rilevati da Kaspersky Lab e B2B International e raccolti in un nuovo studio sulla sicurezza delle persone in Internet, in cui si evince che il 45% degli utilizzatori della Rete ha subito danni da software infetti nel corso dell’ultimo anno. Il sistema operativo più colpito risulta ancora Windows (83% dei casi). Seguono, a grande distanza, Android (13%) e Mac Os X (6%). Le fonti dell’infezione sono numerose e molto differenti tra loro.
Ad esempio, il 12% delle vittime di codice dannoso ritiene di essere stato “contagiato” visitando un sito Web compromesso, mentre otto su cento puntano il dito contro dispositivi esterni o chiavette flash non in regola. Senza dimenticare le applicazioni nocive o i classici allegati di posta elettronica (7%). Purtroppo, l’ulteriore nota negativa è la seguente: il 13% degli utenti non sa dire quale percorso abbia fatto il programma maligno per infettare il device. In pratica, si tratta di persone che brancolano nel buio, forse totalmente ignare dei punti critici dei propri dispositivi e dei pericoli che si celano in Rete.
Anche se tema ricorrente, la perdita di denaro non è l’unica conseguenza di un’infezione malware. Nel 35% dei casi le vittime hanno dovuto fare i conti con rallentamenti sensibili delle macchine, mentre quasi tre volte su dieci sono state letteralmente invase di banner pubblicitari indesiderati. Molti di questi malware sono stati in grado di modificare le impostazioni di browser e sistemi operativi all’insaputa dell’utente (17%), oppure di cancellare o rubare dati personali (rispettivamente 17% e 10%).
Ma l’esperienza con i programma maligni è diventata anche “sociale”, se è vero che nel 9% dei casi le vittime si sono ritrovate interazioni con i social network, come pubblicazione di contenuti o “Mi piace” ai post, senza averle mai realmente autorizzate. Infine, alcuni software dannosi sono riusciti anche a penetrare nella webcam (6%), catturando magari in modo indisturbato le facce stupite delle persone sedute di fronte allo schermo.


Redazione @ IctBusiness

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